Intorno al libro “La sicurezza alimentare in Cina”
Posted on 27 November 2008
di Roberta Coletti
“Mangereste della soia trattata da operatori costretti ad usare la maschera?”
Questa e molte altre, le inquietanti domande che costellano il viaggio di Zhou Quing nell’inferno della sicurezza alimentare. In Cina non c’è sicurezza alimentare, la ricerca del profitto economico a tutti i costi, trova terreno fertile sia nell’importanza fondamentale del cibo, sia nella necessità di produrre in grandi quantità. Mangiare è anche uno status symbol a dimostrazione del valore dell’esistenza, le città cinesi pullulano di ristoranti e le strade di venditori ambulanti di ogni specialità alimentare.
I trucchi per i guadagni illeciti sono di vario tipo e la frode alimentare va dall’uso di sostanze tossiche, alla totale mancanza di igiene, alla rielaborazione dei materiali scaduti, ad un uso della chimica e dei farmaci che fa rabbrividire. Produrre di più per vendere di più, per consumare sempre di più. Il tutto è reso possibile da un potere politico che non ha mezzi per controllare e contrastare questo fenomeno.
Zhou Qing, nato in Cina nel 1965, nella regione dello Shanxi, vive e lavora a Pechino. E’ giornalista, redattore esperto di usi e costumi e della tradizione orale cinese, attento osservatore e studioso delle attuali condizioni di vita. Dal 2002 si dedica attivamente alle questioni di sicurezza alimentare in Cina. Direttore dell’Istituto culturale di ricerca Xi’An Cang Xie, membro dell’Indipendent Chinese Pen Center e della Società cinese per gli studi della letteratura e dell’arte popolare. Nel 1989 fu arrestato e condannato a due anni di carcere per essere stato uno dei leader di Piazza Tienanmen. In seguito al suo rifiuto di sottoporsi al piani di “rieducazione” e dopo un tentativo di fuga, la condanna fu prorogata di altri otto mesi. Lo incontriamo nell’occasione della presentazione del suo libro La sicurezza alimentare in Cina edizioni Spirali.
Zhou Qing è un eroe moderno che a prezzo della propria vita denuncia un sistema che nasconde, occulta o finge di non vedere i danni procurati da ciò che la gente mangia. Le intossicazioni alimentari sono all’ordine del giorno, ma anche malattie croniche sono in grave aumento.
Molti gli scandali oltre a quelli già noti anche nei paesi importatori, come il latte in polvere alla melamina (un additivo usato dall’industria della plastica e della carta), il sudan red (colorante chimico) nel peperoncino, i capelli acquistati dai parrucchieri per produrre amminoacidi da usare come ingrediente nella salsa di soia. “Notizia del 18 maggio 2004 dal Giornale della sera di Nonchang: i negozi di torte cambiano con disinvoltura la data di produzione del pane, trasformando in biscotti il pane che fa la muffa, tolgono la crosta delle torte della luna invendute, trasformando il ripieno in pane alla frutta di basso costo”. Ecc.
La Cina si sta giocando il mercato dell’esportazione e non investe nelle future generazioni: “un popolo che non si cura delle generazioni future è un popolo che non ha più alcuna speranza!”.
Questo libro è un reportage minuzioso, supportato da dati e testimonianze, ma è anche un modo per svegliare le coscienze. Se non si rimane inermi le cose possono cambiare, ciascuno per la sua vita può iniziare non solo con la denuncia, ma cambiando le proprie abitudini alimentari. Nessuna delega, poiché anche chi è preposto ai controlli è come gli alimenti: contraffatto, dannoso, pericoloso.
L’esperienza e la continua ricerca vengono messe a disposizione del lettore, Zhou Qing destina una parte del libro ad indicazioni sul cibo, come imparare a difendersi scegliendo i prodotti, a distinguere il cibo sano da quello malato, conoscere le associazioni migliori tra alimenti e come questi possono giovare contro le malattie.
La salute è un percorso culturale, non è già data, ecco il messaggio che ci trasmette questo giornalista che non si arrende e che ha una missione da portare avanti: la sicurezza alimentare per la Cina e per il pianeta intero.
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