Il piacere
Posted on 16 February 2010 | No responses
corso di psicanalisi e cifrematica
tenuto da Arianna Silvestrini
mercoledì 3 marzo 2010, ore 18,30
Il disagio. Risorsa, fortuna, avventura
mercoledì 10 marzo 2010, ore 18,30
Il narcisismo originario
mercoledì 17 marzo 2010, ore 18,30
I talenti e la valorizzazione
mercoledì 24 marzo 2010, ore 18,30
La sessualità e il piacere
Dorsoduro 3687 - Santa Margherita
Venezia
Il corso è organizzato con il patrocinio del Comune di Venezia - Assessorato alla Produzione Culturale e con la partecipazione della Banca del Veneziano.
Gli strumenti per la comunicazione
Posted on 17 January 2010 | No responses
Equipe di ricerca e di lettura
Dal 12 gennaio 2010, il martedì, alle 19,30
via G. Allegri, 30
Mestre
Equipe di ricerca
Posted on 13 September 2009 | No responses
Incontri di lettura delle fiabe
ciascun martedì, alle 20,30
via G. Allegri, 30
Mestre
La sirenetta
Il brutto anatroccolo
I vestiti nuovi dell’imperatore
Barbablù
Hänsel e Gretel
Cappuccetto rosso
L’arte e la terapia
Posted on 5 July 2009 | No responses
Laboratorio di psicanalisi e cifrematica
tenuto da Arianna Silvestrini
mercoledì 8, 15 e 22 luglio 2009, ore 18,30
Scoletta dei Calegheri
Campo San Tomà
Venezia
Il laboratorio è aperto al pubblico.
Le attività sono organizzate con la collaborazione della ![]()
L’altra lingua e l’ascolto
Posted on 6 May 2009 | No responses
venerdì 22 maggio 2009, ore 18,00
Spazio Eventi Libreria Mondadori
S. Marco 1345
Venezia
incontro con Augusto Ponzio, professore ordinario all’Università di Bari - docente di Filosofia del Linguaggio e Linguistica generale, in occasione della pubblicazione del libro La dissidenza cifrematica (ed. Spirali).
intervengono
Giuseppe Goisis
Luigi Perissinotto
Susan Petrilli
introduce
Arianna Silvestrini
«Come leggere? C’è in portoghese una parola bellissima, che significa anche esperienza vissuta, ma che, a differenza dell’italiano, evita il participio passato e tende al gerundio: vivência. Rispetto al viaggio della vita, il come è un gerundio. Come leggere? Leggendo. Come scrivere? Scrivendo. Leggere non per interpretare, per capire; ma ascoltare, intendere, quindi leggere. Non si legge ciò che si vede, ma ciò che si ode e s’intende» (Augusto Ponzio).
Nel suo ultimo libro La dissidenza cifrematica (Spirali 2008), Augusto Ponzio compie una lettura dei testi di Armando Verdiglione ripercorrendo la storia del Movimento cifrematico internazionale sin dai primi grandi congressi degli anni settanta, Psicanalisi e politica e Follia e sessualità. Linguista, filosofo del linguaggio, esperto di semiotica, Ponzio esplora la cifrematica, scienza della parola che integra il testo della psicanalisi al testo della linguistica, della filosofia, della logica matematica e della letteratura. Egli sottolinea che la dissidenza della cifrematica, come la sua novità e libertà intellettuale, sta nell’assoluta sospensione delle ideologie filosofiche e sociologiche incentrate intorno alla mitologia del soggetto.
Oltre all’autore interverranno Giuseppe Goisis, professore di Storia della Filosofia Politica e di Politica ed etica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Susan Petrilli, professoressa di Semiotica all’Università di Bari, Luigi Perissinotto, professore di Filosofia del Linguaggio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Arianna Silvestrini, presidente dell’Associazione Cifrematica di Venezia.
Augusto Ponzio è professore ordinario all’Università di Bari, docente di Filosofia del linguaggio e Linguistica generale nel Dipartimento di Pratiche linguistiche e Analisi di testi. Ha contribuito come curatore e traduttore alla diffusione del pensiero di Pietro Ispano, Bachtin, Lévinas, Marx, Rossi-Landi, Schaff, Sebeok. Dal 1989 dirige la pubblicazione annuale “Athanor. Arte, Letteratura, Semiotica, Filosofia”. Ha pubblicato, con Susan Petrilli, I segni e la vita. La semiotica globale di Thomas A. Sebeok (Spirali 2002) e tradotto e curato l’edizione italiana di Manoscritti matematici, di Karl Marx (Spirali 2005). Alla cifrematica ha dedicato il suo libro La cifrematica e l’ascolto (B.A. Graphis 2006).
L’incontro è organizzato dall’Associazione Cifrematica di Venezia con il patrocinio del Comune di Venezia e con la collaborazione di Banca del Veneziano.
Per informazioni:
cifrematica.ve@gmail.com

L’amore e la crisi
Posted on 15 March 2009 | No responses
corso di psicanalisi e cifrematica
tenuto da Arianna Silvestrini
giovedì 26 marzo 2009, ore 20,45
La relazione, senza più genealogia
giovedì 2 aprile 2009, ore 20,45
La solitudine, senza più nevrosi e senza più psicosi
giovedì 9 aprile 2009, ore 20,45
Il viaggio, senza più ritorno
Centro Culturale
di Via Sernaglia 43
Mestre
“O Romeo! Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega dunque tuo padre e rifiuta quel nome, o se non vuoi, légati al mio amore e più non sarò una Capuleti. [...] Solo il tuo nome è il mio nemico: tu, sei tu, anche se non fossi uno dei Montecchi. Che cosa vuol dire Montecchi? Né mano, non piede, né braccio, né viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome! Che c’è nel nome? Quella che chiamiamo rosa, anche con altro nome avrebbe il suo profumo. Anche Romeo senza più il suo nome sarebbe caro, com’è, e così perfetto. Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per il nome, che non è parte di te, prendi me stessa”. W. Shakespeare, Romeo e Giulietta, Atto II.
Il corso è organizzato con il patrocinio del Comune di Venezia - Assessorato alla Produzione Culturale.
Il martello delle streghe
Posted on 16 January 2009 | No responses
mercoledì 28 gennaio 2009, ore 18,15
Centro Culturale Candiani
Piazzale Candiani 7
Mestre
Dibattito in occasione della presentazione del libro Il martello delle streghe. La sessualità femminile nel “transfert” degli inquisitori (ed. Spirali).
Intervengono
Giuseppe Goisis
Arianna Silvestrini
Il martello delle streghe (Malleus maleficarum) è il testo ecclesiastico ufficiale della persecuzione contro le streghe, scritto da due inquisitori domenicani, Heinrich Institor (Krämer) e Jakob Sprenger, autorizzati dalla bolla Summis desiderantes affectibus, promulgata dal papa Innocenzo VIII nel 1484. Gli autori spiegano le ragioni dell’inquisizione, la procedura in ciascun “caso”, in ciascun negotium fidei, nella ricerca del “mostro eversivo”, del “complotto diabolico”, nella negazione della dissidenza delle donne.
Per informazioni:
cifrematica.ve@gmail.com
Intervista a Massimo Malocco
Posted on 27 November 2008 | No responses
Intervista a Massimo Malocco, presidente della azienda Pollo Ducale e presidente della sezione alimentari di Unindustria Venezia, in occasione della presentazione del libro La sicurezza alimentare in Cina di Zhou Qing.
La storia della vostra azienda sembra nata quasi per un equivoco. Ci racconta come è cominciata la vostra impresa?
In effetti è nata per un equivoco. Il nonno era il quarto fratello di una famiglia di sarti; anche lui ha iniziato questa attività di sartoria. Il lavoro comportava contatti frequenti tra il centro del paese e la campagna dove portava le stoffe all’interno delle famiglie dei mezzadri, nella zona della bonifica che va da Portogruaro fino a Carole. Era una zona difficile da raggiungere quindi buona per chi iniziava questa attività. Lui portava le stoffe nelle famiglie dei mezzadri e l’unica moneta sonante che c’era a quel tempo era il baratto, il cambio con prodotti alimentari e, in particolare, un prodotto che si prestava molto bene come pagamento e che era una valida moneta erano gli avicoli minori. Erano alimenti semplici nella gestione e per così dire “sempre freschi”, pronti al momento dell’esigenza, come se venissero conservati in frigorifero e, al tempo, il frigorifero non esisteva.
L’itinerario della vostra impresa non è stato standard, come spesso accade. Ma è frequente l’idea secondo cui l’impresa debba seguire iter e passaggi uniformi.
Il dopoguerra era un periodo di sviluppo; oggi è diverso. Allora c’era una richiesta esagerata di prodotti di innovazione e qualsiasi attività innovativa trovava riscontro nella realtà quotidiana. Oggi la realtà è completamente diversa; è molto più difficile essere imprenditori nell’innovazione. È più facile essere imprenditori nel consolidare business già realizzati.
In questo senso nulla può essere considerato per già acquisito e si tratta, ciascuna volta, di proseguire secondo l’occorrenza.
Bisogna fare delle distinzioni, soprattutto rispetto alle aziende in cui l’imprenditore è elemento fondamentale per l’organizzazione. All’interno delle multinazionali il fattore umano dell’imprenditore viene meno perché esiste una organizzazione precostituita in grado di gestire e prendere decisioni che non stanno più in capo a una singola persona. Nelle imprese medio piccole, invece, la figura dell’imprenditore è strategica per l’azienda perché in capo a lui risiedono tutte le decisioni. Nelle multinazionali il manager si avvale di un consiglio di amministrazione dove siedono più esperti e insieme vengono definite strategie che possono essere valutate e validate. Nello sviluppo delle aziende singole, che sono quelle che conosco meglio, è completamente diverso. La nostra è un’azienda media dove la figura dell’imprenditore è sempre stata strategica; le esigenze sono connesse alle dimensioni. Se l’azienda cresce la figura dell’imprenditore non può più coprire tutte le aree produttive. La competenza che ha l’imprenditore viene un po’ meno e l’imprenditore diventa più che altro un organizzatore. Nel momento in cui si è creata l’idea del business la prima generazione può presiedere tutte le aree strategiche dell’azienda ma quando l’azienda cresce l’imprenditore perde un po’ le caratteristiche dell’innovatore e si specializza come organizzatore.
Aziende di determinate dimensioni rimangono sul mercato solo se l’imprenditore ha creato una struttura organizzativa in grado di poter gestire tutte le aree funzionali. Questo non è semplice e è anche una delle difficoltà maggiori dei passaggi generazionali. È uno degli elementi essenziali. Nei passaggi, molto spesso, non avviene il trasferimento delle competenze né l’individuazione delle aree specifiche, per chi subentra, all’interno dell’azienda. Chi subentra non ha la competenza di tutto e alle volte questo è uno dei problemi principali.
Qual è stata la vostra esperienza?
Io rappresento la terza generazione ed è una bella responsabilità perché il detto dice “la prima fa, la seconda mantiene, la terza mangia”. All’interno della Malocco il mio obiettivo è stato di creare sistemi di gestione, quindi creare competenze, attribuire responsabilità, creare una struttura organizzativa in grado di far fronte alle sfide che un’azienda è chiamata a affrontare. Nel momento in cui si creano figure di riferimento, se l’azienda è solida emerge.
La salute esige criteri di qualità; ciò vale anche rispetto all’alimentazione.
Rispetto ai prodotti alimentari possiamo fare una distinzione tra qualità e sicurezza. Sulla sicurezza non si può transigere; o c’è o non c’è. Per ottenere un prodotto sano è necessario garantire e controllare tutti i rischi che su un prodotto alimentare sono moltissimi e costanti. L’importante è gestire il rischio e controllarlo, ovvero gestire un sistema di controllo attraverso verifiche, screening, ecc.
Altra cosa è invece la qualità. Esistono prodotti certificati che però sono pessimi, eppure sono certificati, cioè sono garantiti ma pessimi. Il concetto di qualità è opinabile, è legato alla persona. È una scelta del mercato cui io mi riferisco, cioè è legato a un concetto economico.
La qualità non è standard, mentre la sicurezza sì?
Per la qualità esistono infatti le degustazioni, gli assaggi. Per la sicurezza, invece, occorrono verifiche e validazioni di processi produttivi con dati certi.
Quali sono i suoi suggerimenti a un giovane imprenditore in questo periodo di crisi?
Mi trovo spesso a confrontarmi con altri imprenditori e amici sulle nuove opportunità e sui nuovi business, per esempio rispetto a nuovi settori di produzione come il fotovoltaico, edilizia, energie… Ma la cosa che mi sento di dire è quella di coltivare la propria iniziativa e dedicare risorse e energie all’interno del settore in cui ci si trova già a operare. Oggi la realtà delle attività richiede una specializzazione e una conoscenza del business molto profonda. Non è sufficiente entrare in un business nuovo solo perché, dall’esterno, sembra possa dare risultati immediati.
Il valore sta nella valorizzazione dell’esperienza. Un’idea frequente, invece, è quella di creare il business a prescindere dall’esperienza.
Bisogna partire dalle conoscenze e dalla professionalità acquisita. Lì nasce il business e lì nasce l’idea e l’innovazione. Poi ci sono anche casi spot, ma di questi ce n’è uno su dieci milioni. Bisogna continuare a coltivare e approfondire le conoscenze che già si hanno e all’interno di queste trovare la nuova idea di business; qualsiasi settore ha la necessità di innovare e di ristrutturare. All’interno del mio settore, a mio avviso, la cosa importante in questo momento è semplificare; cioè tornare alla naturalità dei prodotti e offrire un prodotto per le sue caratteristiche intrinseche. Non nel senso che per i prodotti alimentari non occorra innovazione o servizio, ma la ricerca oggi deve giungere in modo essenziale a quelle che sono le peculiarità del prodotto stesso. Questa sarà la sfida.
Anche rispetto ad altri settori produttivi?
Sì, per tutti. Sarà essenziale. Lo vedo nel settore alimentare; si è cercato negli ultimi dieci anni di trovare prodotti che, tra virgolette, non hanno fondamento valido all’interno della cultura. Quindi nel momento di crisi mancano i soldi e le persone tornano ad acquistare le due coscette di pollo e se le fa come vogliono, non hanno bisogno di aromatizzazione né cotture particolari. Questo non significa non innovare più, ma continuare l’innovazione con un riferimento diverso, con un’attenzione maggiore al prodotto più che al business.
In questi giorni c’è il caso della diossina delle carni irlandesi.
Nel 2005 e nel 2006, con il caso dell’aviaria, ci siamo trovati dentro un ciclone terribile senza saperlo, senza meriti o demeriti; abbiamo dovuto subire. L’Italia, tra l’altro, è l’unico paese ad aver vissuto in modo così pesante l’influenza aviaria, senza che ci fosse nessun caso sull’intero territorio nazionale, eccetto il caso dei cigni che però nessuno mangia. Questa terribile prova è arrivata tra capo e collo.
Penso che il caso della diossina di questi giorni come portata di effetto mediatico non sia molto diverso. I media hanno bisogno di creare questi effetti; mi sono accorto di questo in quel periodo, in cui ho rilasciato moltissime interviste. La cosa che allora ho contestato è che su un argomento così particolare e molto specifico spesso le interviste mi venivano richieste da giornalisti di cronaca senza competenza e sensibilità.
La vostra azienda ha in quel periodo investito rispetto a una campagna di informazione?
Dopo un primo periodo più difficile, c’è stato l’intervento da parte delle associazioni di categoria. Nel primo periodo tutti hanno cercato di comunicare la propria esperienza. I due gruppi maggiori del settore, nel primo periodo quindi intorno a settembre 2005, hanno cercato di rispondere e informare sulla situazione. Nel secondo periodo, si è demandata la comunicazione a persone autorevoli, scegliendo quindi una comunicazione di tipo scientifica. È stata una battaglia difficilissima perché quando sembrava che l’emergenza fosse finalmente rientrata, in Italia, c’è stata una calata in elicottero dell’allora ministro per incontrare il contadino che aveva trovato un cigno morto. A gennaio 2006 sembrava che le cose stessero migliorando, invece abbiamo dovuto subire questa durissima prova fino ad aprile.
Quali sono le sue acquisizioni da questa esperienza?
Che comunque ogni azienda è sola. Eventi di questo tipo non riescono a creare sinergie nel settore né lobby in grado di competere con le notizie e soprattutto con i casi mediatici. Allora si trattava solo di questo; non c’era niente di sostanziale. Dominava la paura.
Ho sempre cercato di tenere staccata la parte di gestione dell’azienda, dalla parte più operativa, ma è stato difficile dover mandare a distruzione tutto il prodotto che non andava via… Per mio papà e lo zio, che sono meno giovani, è stato ancor più difficile; ho notato in loro una debolezza, una insicurezza che ancora oggi fanno fatica a togliersi. Di punto in bianco si sono trovati con un mercato che li ha resi insicuri. Mentre i più giovani, quindi noi, abbiamo superato meglio, loro l’hanno subito ed è rimasta questa paura per gli avvenimenti esterni e del tutto imprevedibili.
Per tornare al tema della sicurezza, ritengo che la differenza fondamentale tra Italia e Cina, oggi, sia l’aspetto culturale. Loro oggi devono fare in pochi anni quei passi che noi abbiamo compiuto in 40 anni e questo certamente vale anche per le procedure e i sistemi di sicurezza alimentare. Certo il mercato gli chiede quello che noi sappiamo fare oggi
Intorno al libro “La sicurezza alimentare in Cina”
Posted on 27 November 2008 | No responses
di Roberta Coletti
“Mangereste della soia trattata da operatori costretti ad usare la maschera?”
Questa e molte altre, le inquietanti domande che costellano il viaggio di Zhou Quing nell’inferno della sicurezza alimentare. In Cina non c’è sicurezza alimentare, la ricerca del profitto economico a tutti i costi, trova terreno fertile sia nell’importanza fondamentale del cibo, sia nella necessità di produrre in grandi quantità. Mangiare è anche uno status symbol a dimostrazione del valore dell’esistenza, le città cinesi pullulano di ristoranti e le strade di venditori ambulanti di ogni specialità alimentare.
I trucchi per i guadagni illeciti sono di vario tipo e la frode alimentare va dall’uso di sostanze tossiche, alla totale mancanza di igiene, alla rielaborazione dei materiali scaduti, ad un uso della chimica e dei farmaci che fa rabbrividire. Produrre di più per vendere di più, per consumare sempre di più. Il tutto è reso possibile da un potere politico che non ha mezzi per controllare e contrastare questo fenomeno.
Zhou Qing, nato in Cina nel 1965, nella regione dello Shanxi, vive e lavora a Pechino. E’ giornalista, redattore esperto di usi e costumi e della tradizione orale cinese, attento osservatore e studioso delle attuali condizioni di vita. Dal 2002 si dedica attivamente alle questioni di sicurezza alimentare in Cina. Direttore dell’Istituto culturale di ricerca Xi’An Cang Xie, membro dell’Indipendent Chinese Pen Center e della Società cinese per gli studi della letteratura e dell’arte popolare. Nel 1989 fu arrestato e condannato a due anni di carcere per essere stato uno dei leader di Piazza Tienanmen. In seguito al suo rifiuto di sottoporsi al piani di “rieducazione” e dopo un tentativo di fuga, la condanna fu prorogata di altri otto mesi. Lo incontriamo nell’occasione della presentazione del suo libro La sicurezza alimentare in Cina edizioni Spirali.
Zhou Qing è un eroe moderno che a prezzo della propria vita denuncia un sistema che nasconde, occulta o finge di non vedere i danni procurati da ciò che la gente mangia. Le intossicazioni alimentari sono all’ordine del giorno, ma anche malattie croniche sono in grave aumento.
Molti gli scandali oltre a quelli già noti anche nei paesi importatori, come il latte in polvere alla melamina (un additivo usato dall’industria della plastica e della carta), il sudan red (colorante chimico) nel peperoncino, i capelli acquistati dai parrucchieri per produrre amminoacidi da usare come ingrediente nella salsa di soia. “Notizia del 18 maggio 2004 dal Giornale della sera di Nonchang: i negozi di torte cambiano con disinvoltura la data di produzione del pane, trasformando in biscotti il pane che fa la muffa, tolgono la crosta delle torte della luna invendute, trasformando il ripieno in pane alla frutta di basso costo”. Ecc.
La Cina si sta giocando il mercato dell’esportazione e non investe nelle future generazioni: “un popolo che non si cura delle generazioni future è un popolo che non ha più alcuna speranza!”.
Questo libro è un reportage minuzioso, supportato da dati e testimonianze, ma è anche un modo per svegliare le coscienze. Se non si rimane inermi le cose possono cambiare, ciascuno per la sua vita può iniziare non solo con la denuncia, ma cambiando le proprie abitudini alimentari. Nessuna delega, poiché anche chi è preposto ai controlli è come gli alimenti: contraffatto, dannoso, pericoloso.
L’esperienza e la continua ricerca vengono messe a disposizione del lettore, Zhou Qing destina una parte del libro ad indicazioni sul cibo, come imparare a difendersi scegliendo i prodotti, a distinguere il cibo sano da quello malato, conoscere le associazioni migliori tra alimenti e come questi possono giovare contro le malattie.
La salute è un percorso culturale, non è già data, ecco il messaggio che ci trasmette questo giornalista che non si arrende e che ha una missione da portare avanti: la sicurezza alimentare per la Cina e per il pianeta intero.
La sicurezza alimentare in Cina e in Italia
Posted on 13 November 2008 | No responses
Mercoledì 26 novembre 2008, ore 18
Sala conferenze Biblioteca Civica
Via Miranese 56
Mestre
Incontro con Zhou Qing, giornalista e scrittore
Introduce
Arianna Silvestrini
Interviene
Daniela Boresi, giornalista del “Gazzettino”, docente al Master Post Laurea in Comunicazione delle Scienze all’Università di Padova
In occasione della pubblicazione del libro La sicurezza alimentare in Cina (Spirali, 2008).
Questo libro racconta “uno scandalo annunciato” (Rita Fatiguso nel “Sole 24 Ore”). Appena uscito in Cina, nel 2006, è stato immediatamente messo all’indice dal governo cinese. Nello stesso anno, è stato premiato a Berlino al Lettre Ulysses Award for the Art of Reportage (premio che nel 2003 venne conferito ad Anna Politkovskaja).
Zhou Qing vive e lavora a Pechino. Giornalista, redattore e esperto di storia antica cinese, studia le attuali condizioni di vita del suo paese. Dopo avere lavorato come primo redattore al “Folk Magazine” e all’“Economy & Trade”, oggi dirige lo Xi’an Cang Xie Cultural Research Institute ed è redattore della rivista “Oral Museum”. Arrestato nel 1989 per la partecipazione alle contestazioni in piazza Tian’anmen, ha rifiutato la rieducazione e tentato la fuga: per questo è stato sottoposto al rigoroso piano di “riabilitazione”. Membro dell’Independent Chinese Pen Association, dal 2002 s’interessa di questioni di sicurezza alimentare.
La Cina e la sua controversa situazione alimentare vengono messe a nudo in questo libro: l’autore compie un’approfondita indagine intorno ai molteplici abusi alimentari in Cina oggi in cui si imbatte il cosumatore locale ma che si ripercuotono sulle esportazioni in tutto il mondo. Zhou Qing racconta in modo brillante e dettagliato le violazioni alle norme sull’alimentazione, l’utilizzo di additivi vietati, il debole sviluppo ambientale; materie prime, prodotti finiti e derivati destinati al consumo animale e umano sono esposti a manipolazioni producendo un effetto dannoso sulla salute delle persone. Le produzioni d’esportazione cinesi si basano in larga misura sulla mano d’opera di prigionieri, pratica di cui Qing dà testimonianza in prima persona.
L’avvenimento è organizzato dall’Associazione Cifrematica di Venezia in collaborazione con Biblioteca Civica di Mestre e con il Comune di Venezia.
Partecipano all’avvenimento Banca del Veneziano e Hotel Al Codega di Venezia.





